Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A – 15 gennaio 1941
Dal 15 gennaio al 28 febbraio 2026 il Memoriale della Shoah di Milano, in collaborazione con Art Commission ed Edizioni Colophonarte, ospita la mostra Mimmo Paladino. Görlitz – Stalag VIII A – 15 gennaio 1941, nell’ambito della XVIII edizione della rassegna Segrete. Tracce di Memoria.
Seguono i testi della mostra

Sandro Cappelletto
QUARTETTO PER LA FINE DEL TEMPO – UN RACCONTO PER LA MUSICA DI OLIVIER MESSIAEN
Voi che vivete sicuri
Nelle vostre tiepide case,
Voi che trovate tornando a sera
Il cibo caldo e visi amici.
Considerate se questo è un uomo
Che lavora nel fango
Che non conosce pace
Che lotta per mezzo pane
Che muore per un sì o per un no.
Noi siamo la nostra memoria. Quello che vogliamo ricordare, quello che preferiamo cancellare. Quartetto per la fine del Tempo. Primo movimento – Liturgia di cristallo – Fra le tre e le quattro del mattino gli uccelli si risvegliano. Un merlo, un usignolo solista improvvisa, circondato da un pulviscolo di suoni, da un alone di trilli perduti là in alto, tra gli alberi. E’ il silenzio del cielo, il segreto silenzio della sua armonia.
Poi, ho immaginato un ‘Vocalizzo per l’angelo che annuncia la fine del Tempo’. Ho evocato all’inizio e alla fine di questo brano, la potenza di quell’Angelo, avvolto dall’arcobaleno, vestito di nubi, che posa un piede sul mare e l’altro sulla terra. Nel mezzo, al centro, vivono lente le impalpabili armonie del cielo.
Questo quartetto è stato creato per la prima volta nella Baracca 27 b dello Stalag di Goerlitz, in Slesia, dove ero stato portato dai nazisti. Oggi, la città è per metà territorio tedesco, per l’altra metà polacco: un fiume la divide e la unisce.
Era il 15 gennaio 1941, faceva un freddo atroce, il campo era sepolto dalla neve. Eravamo trentamila prigionieri di guerra, per la maggior parte francesi, con dei polacchi dei belgi, e dei serbi. Poi arriveranno gli inglesi, i russi, gli italiani. Francesi d’Europa, d’Asia, d’Africa: cristiani, ebrei, musulmani. Tutti lì rinchiusi, prigionieri, umiliati ogni giorno. Suonavamo su strumenti rotti: ricordo che quella sera il violoncello aveva soltanto tre corde, e i tasti della parte destra del mio pianoforte, che avevo trovato sistemando una baracca, si abbassavano e non ritornavano più su. I nostri vestiti erano incredibili; per distinguerci, mi avevano fatto indossare una divisa verde, lacera, tolta a un soldato cecoslovacco. Ma non c’era di meglio. Portavo degli zoccoli di legno, buoni per camminare sulla neve.
Il pubblico rappresentava tutte le classi della società: medici, piccolo borghesi, militari di carriera, operai, contadini. Tutti uomini.
Voglio ricordare i nomi di quei magnifici musicisti: Jean Le Boulaire era il violino, Henri Akoka il clarinetto, Etienne Pasquier suonava il violoncello: lo aveva comprato nel negozio di musica di Goerlitz, era costato 65 marchi, raccolti dai suoi compagni di baracca perché potesse suonare, per lui, per loro. Io, sedevo al pianoforte.
Su un foglietto di carta, alla fine del concerto, ci siamo scritti delle dediche, per ricordare per sempre quella serata.
Henri era di religione ebraica; suo padre, Abraham, verrà deportato e assassinato ad Auschwitz; lui, riuscirà a evadere e salvarsi. Etienne diceva di essere agnostico: “Ma credo nella divinità. La musica di Schubert è divina”. Jean, si considerava ateo. Io, sono cristiano, credente Anche le nostre opinioni politiche erano piuttosto diverse.
Ho scritto un quartetto per i musicisti e gli strumenti che avevo, per così dire, sotto mano. Avevo bisogno di pensare alla musica, di farla, per sentirmi vivo.
Sono partito da un’immagine molto amata, quella dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo. L’Abisso è il tempo, con le sue tristezze, con le sue stanchezze. Gli uccelli sono il contrario del tempo, sono il nostro desiderio di luce, di stelle, di arcobaleni, di vocalizzi giubilanti.
Una raccomandazione ai musicisti: non temete tutto ciò che rende un’interpretazione viva, sensibile. Suonate pieni di fantasia.
In nome dell’Apocalisse, si è rimproverato alla mia opera la sua calma, il suo carattere spoglio, perfino la sua gioia. I miei detrattori dimenticano che l’Apocalisse non contiene soltanto mostri e cataclismi. Vi si trovano anche dei silenzi di adorazione, delle meravigliose visioni di pace:
“E quando aprì il settimo sigillo, si fece in cielo un silenzio di circa mezz’ora”.
Con la mia musica, non ho mai avuto intenzione di fare un’apocalisse. Stavo già vivendo la mia apocalisse, la nostra; la rivelazione del male. Dei signori del male.
Quinto movimento: una grande frase, infinitamente lenta, del violoncello magnifica con amore e reverenza l’eternità di un Logos potente e dolce, “di cui gli anni non sfioriranno mai”. La melodia si dispiega: “All’inizio era il Logos, e il Logos era in Dio, e il Logos era Dio”.
Nel Libro dell’Apocalisse appaiono alcune immagini misteriose:
« E vidi un altro Angelo possente, che scendeva dal cielo avvolto da una nube; sopra il capo aveva l’iride, il suo volto era come il sole e le gambe sembravano colonne di fuoco. Teneva in mano un piccolo libro aperto e pose il suo piede destro sul mare e il sinistro sulla terra, poi gridò, come ruggisce un leone. A questo grido i sette tuoni fecero sentire le loro voci. E quando i sette tuoni ebbero parlato, io mi accingevo a scrivere, ma sentii una voce dal cielo che diceva: “Metto sotto sigillo le cose di cui hanno parlato i sette tuoni e non le scrivere”.
Poi, l’Angelo che avevo visto in piedi sul mare e sulla terra, alzò la mano destra verso il Cielo e fece questo giuramento:
Oti kronos ouketi estai.
Non vi sarà più dilazione di tempo, ma nel giorno in cui si farà sentire la voce del settimo Angelo e quando si disporrà a suonare la tromba, allora il mistero di Dio sarà compiuto”.
Quando ero prigioniero, l’assenza di cibo mi provocava dei sogni colorati: vedevo l’arcobaleno dell’Angelo e dei misteriosi turbinii di colori. “Non vi sarà più dilazione di tempo”; il tempo sarà esaurito: la scelta dell’Angelo che annuncia la fine del Tempo riposa su ragioni profonde.
Da musicista, ho sempre lavorato sul ritmo. Il ritmo è, per sua stessa essenza, cambiamento, divisione. Studiare il cambiamento e la divisione significa studiare il tempo: il tempo – determinato, relativo, fisiologico, psicologico – si divide in mille maniere diverse, e per noi uomini la più immediata è una continua conversione dell’avvenire nel passato: la memoria, e noi siamo la nostra memoria.
Soltanto la spada che infligge la ferita, può sanarla. La nostra memoria.
Quali problemi. Nell’eternità non esisteranno più, però sono i problemi che mi sono posto nel mio Quartetto.
Il Quartetto per la fine del Tempo è diviso in otto movimenti. Sette è il numero perfetto, la creazione di sei giorni santificata dallo Shabat divino; il Sette di questo riposo si prolunga nell’eternità e diventa l’Otto della luce indefettibile, della pace che non si può profanare.
La larga frase lenta, lentissima, estatica, del violino, richiama l’assolo del violoncello che già abbiamo ascoltato. Bisogna sostenere questa lentezza, non fuggirne via.
La musica sale lentamente verso le zone più acute: è l’ascesa dell’uomo diventato Dio verso lo sfolgorio della salvezza.
Ma infine: tutto questo resta un tentativo, nient’altro che una balbuzie, se pensiamo alla grandezza dell’argomento, che ci schiaccia.
Oti kronos ouketi estai.
Quante volte, in quei giorni, ho pensato che fosse giunta la fine del mio tempo.
Quella sera, dopo il concerto, un prigioniero si avvicinò a noi e disse: “Questa musica ci riscatta tutti. Non ci riporta dove siamo, ma a quello che siamo. Esseri umani”.
Prima di essere nemici – prima di uccidere e essere uccisi – prima di scatenare odi che non si estinguono – Esseri umani.
L’Angelo che annuncia la fine del Tempo: il suo mistero non si può rappresentare, non si può vedere. E’ un mistero che chiama la musica.
La musica, il segno sublime della nostra transitorietà, della nostra speranza.
Biografie
Domenico “Mimmo” Paladino (Paduli, 1948)
Artista poliedrico – scultore, pittore, fotografo, regista e incisore – è tra i protagonisti della Transavanguardia teorizzata da Achille Bonito Oliva e presentata al grande pubblico con Aperto 80 (Biennale di Venezia, 1980). La sua ricerca dialoga con riferimenti che spaziano dall’arte primitiva al linguaggio contemporaneo, in una costante sperimentazione materica e spaziale.
Ha partecipato più volte alla Biennale di Venezia e, nel 1982, a Documenta 7. Sue opere sono conservate in prestigiose collezioni internazionali, tra cui il MoMA e il Metropolitan Museum of Art di New York, e la Tate Modern di Londra.
Olivier Messiaen (1908 – 1992)
Compositore, organista, didatta e ornitologo francese, è stato uno dei protagonisti del panorama musicale del XX secolo. Grazie alla lunga attività anche come didatta ha esercitato uno straordinario influsso sui compositori delle generazioni successive. Nel
1940, dopo lo scoppio della seconda guerra fu imprigionato per 9 mesi a Görlitz nel campo di internamento Stalag VIII-A, dove compose il Quatuor pour la fin du Temps (1940-41), per gli strumenti che aveva a disposizione nel campo: pianoforte, violino, violoncello e clarinetto. Il titolo dell’opera trae ispirazione da una citazione dall’Apocalisse di Giovanni, in cui l’angelo annuncia la fine del Tempo. Tornato in Francia, fu nominato professore di armonia e successivamente di composizione presso il Conservatorio di Parigi, dove insegnò dal 1941 al 1978. Accanto a composizioni cameristiche, sinfoniche e teatrali, Messiaen ha lasciato una grande quantità di scritti sulla musica e in particolare sul ritmo, raccolti e pubblicati dopo la sua morte con il titolo Traité de rythme, de couleur et d’ornithologie.
Liliana Segre (Milano, 1930)
È una delle più autorevoli testimoni della Shoah. Arrestata all’età di tredici anni e deportata ad Auschwitz-Birkenau nel 1944 a causa delle leggi razziali italiane, fu tra i pochissimi bambini ebrei italiani a sopravvivere ai campi di sterminio. Dopo il ritorno in Italia, rimase in silenzio per molti anni prima di dedicarsi alla testimonianza pubblica, soprattutto tra le giovani generazioni, per preservare la memoria della Shoah e promuovere i valori della democrazia, della dignità umana e della responsabilità. Nel 2018 è stata nominata Senatrice a vita dal Presidente della Repubblica Italiana per i suoi straordinari meriti nel campo sociale. Ha ricevuto numerosi riconoscimenti nazionali e internazionali. Attraverso il suo impegno civile e le sue parole, Liliana Segre è diventata un punto di riferimento morale nella cultura italiana ed europea contemporanea, e una voce potente contro l’indifferenza, l’odio e ogni forma di discriminazione.
Sandro Cappelletto (Venezia, 1952)
Scrittore e storico della musica. Laureato in Filosofia, studia armonia e composizione con Robert Mann. E’ autore di testi teatrali e per il teatro musicale, nati in collaborazione con alcuni significativi compositori del nostro tempo. Giornalista professionista. Accademico di Santa Cecilia.


